Benessere sul lavoro

È difficile non essere spiazzati quando si osserva il mondo di oggi in continua evoluzione, è impossibile paragonarlo al mondo dello scorso millennio. Tutto scorre veloce, tutto cambia, le compagnie telefoniche hanno già programmato gli incrementi della banda di trasmissione, cadenzandolo negli anni, le case automobilistiche, la costante diminuzione delle emissioni. È strano pensare che già quando un prodotto viene lanciato sul mercato, è già maturo, e il produttore è probabilmente già impegnato nello sviluppo successivo. L’intelligenza artificiale si affaccia sulle nostre consuetudini, e sta cominciando a mandare in pensione persone ed oggetti che facevano soltanto operazioni ripetitive e standardizzate. Eppure, nonostante il continuo progresso tecnologico, le problematiche delle persone, delle famiglie, sul lavoro, sembrano ahimè sempre le stesse, quasi come se il progressivo avanzamento delle conoscenze, delle tecnologie e dei prodotti non siano in grado di risolvere i problemi della nostra umanità. Anzi, paradossalmente, nuove difficoltà sorgono, come quelle legate al mondo del lavoro. Botteghe che chiudono, centri commerciali disseminati ovunque, sempre più grandi, sempre più anonimi, accolgono famiglie allargate desiderose di trascorrere i propri weekend a cercare dispositivi tecnologici e capi d’abbigliamento all’ultimo grido. Questi stessi centri commerciali verranno ben presto dismessi a tutto vantaggio di altri ancora più grandi e ancora più sperduti nelle campagne, diventando archeologia suburbana per chissà quale riqualificazione postmodernista. Alla base della crisi economica degli ultimi anni c’è un problema ben più radicale che fu sapientemente inquadrato dal filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman, che inquadrò la nostra società come una società liquida, senza una sua struttura, continuamente mutabile e influenzabile da forze attrattive o repulsive improvvise ed imprevedibili. La società si adegua alle leggi del mercato, le strutture del vecchio mondo, che pur continuano ad esistere, sembrano però svuotate, impoverite. Non mancano gli uffici, non mancano i centri commerciali, non mancano i cinema, gli stadi, le stazioni, gli aeroporti; ma i parcheggi sono deserti, i prodotti scontati, i biglietti a metà prezzo. Le aziende si accaniscono nel portare sul mercato prodotti continuamente rimodellati che, nella maggior parte dei casi, non riscuotono l’interesse dei consumatori e vanno a riempire magazzini. Nelle scuole si continua a raccontare un mondo che apparteneva ai nostri genitori, non più a noi, e i ragazzi escono dalle università senza avere la minima idea di cosa sia il mercato del lavoro e cosa dovranno affrontare. Negli anni non hanno mai studiato come si fa un colloquio, come si vende un prodotto, come si prepara un report, come si scrive un business plan. I ragazzi non hanno probabilmente compreso le difficoltà che incontreranno per arrivare a guadagnare il primo stipendio, oppure che tutto ciò che avevano studiato sui libri non servirà quasi a niente quando si troveranno ad affrontare la prima riunione marketing.